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La strada per Bosio si snoda da settentrione lungo la provinciale 170 che da Gavi raggiunge il sob- borgo di Alice e prosegue sulla sinistra orografica del rio Ardana. (Il rio Ardana nasce dal monte Lanzone, scorre alla base della dis- pluviale segnata dalle cascine Maggiarotonda e Cornareto e sfo- cia nel Lemme dopo un percorso di circa 18 chilometri).
Il capoluogo, al bivio della nuova circonvallazione, si sviluppa a nastro sul crinale che delimita il rilievo mediano della valle, con due schiere di case che prospettano sull'unica via di attraversamento del borgo, dalla quale si diramano gli stretti vicoli che raggiungono le antiche masserie. L'area è collega- ta senza soluzione di continuità alle frazioni Serra (al culmine dell'ac- clività che chiude il versante set- tentrionale della vallecola), e Spessa (a ponente dello spazio urbano). Costituiscono invece unità demiche autonome le frazioni Costa Santo Stefano (si raggiunge percorrendo la vecchia strada per Parodi, che inizia a margine del sagrato della chiesa parrocchiale) e Capanne, sugli alti crinali di Marcarolo, circa venti chilometri dal capoluogo, al confine del geno- vesato. Le architetture rustiche e sponta- nee di Bosio confermano le origini agricole dell'insediamento, di cui residuano testimonianze percepibi- li negli spazi chiusi dei cortili inter- ni, negli archi voltati delle costru- zioni rurali inserite nel contesto urbano, nell'arenaria dei paramenti murari sopravvissuti alle bonifiche edilizie.
Labili segni che non evo-
cano aspetti di arte colta, ma l'ar-
duo impegno di una società conta-
dina che si svela solo a chi vi
ponga partecipe attenzione.
Nel territorio di Bosio è ravvisa-
bile una tangibile cesura tra aree
collinari e montane, sia dal punto
di vista orografico che antropico.
Profonde modificazioni del pae-
saggio naturale dovute all'opera
dell'uomo sono evidenti nella
fascia collinare e nelle zone monta-
ne, dove alcuni toponimi, attestati
storicamente o ancora di uso comu-
ne, tramandano la memoria dell'o-
riginaria vegetazione arborea
(faiga o foi, faggio; fistonia, pianta
foraggiera; bruersa, rovere o quer-
cia). Nel complesso, un ambiente
"umanizzato" e insieme conserva-
tivo, sia nei borghi medievali al
sommo dei pendii dominati dai
castelli obertenghi, sia nei piccoli
nuclei contadini dispersi all'ombra
delle pievi e dei cenobi. L'ampia area che dal Piano della Castagna si apre alla Colla degli Eremiti e risale al monte Tobbio e alle Capanne di Marcarolo, è segnata da suggestivi paesaggi alpestri connotati dalle aspre gole del Gorzente e dei suoi tributari. Il sistema orografico è caratterizzato da rocce serpentinose, verdastre, affioranti verso le cime o frantuma- te in macigni e scogli nei fondoval- le. Tra i querceti, le faggete, gli spazi a maggese e i pascoli d'altu- ra permangono arcaici insediamen- ti rurali spesso abbandonati e cadenti. Le cascine Serra, Pizzigato, Seruggia, Doria, Roverno, fra il Brisco e il Lanzone; la cascina Tugello, nella valle del Bric Arpescella; la cascina Nespolo, oltre il guado del Gorzente, a monte del rio Vergone; le cascine Moglioni e Merigo, in prossimità della Benedicta. Sul tratto sommitale dell'area, il Mulino Vecchio e il Mulino Nuovo, lungo il rio omonimo; le cascine Astore, Alberghi e Preadoga, sulla mulattiera che con- duce alla Carrosina; le case sparse che contornano il nucleo delle Capanne di Marcarolo: Foi, Rossi, Olmi; e infine le cascine Salera, Merla, Porassa, Menta, fra le Capanne Superiori e i laghi del Gorzente (Badana, Bruno, Lungo). NOTA STORICA Comune autonomo dal 1948, Bosio fu soggetto al marchesato di Parodi sino al XIII secolo. Dopo la conquista genovese dell'Oltregiogo ha seguito le sorti della città egemone per oltre seicento anni, con l'aggregazione all'impero napoleonico nel 1805 e la successi- va inclusione nel Piemonte sabau- do decretata dal Congresso di Vienna nel 1815. Assegnato, come frazione di Parodi, all'effimera provincia di Novi nel 1818, entrò a far parte della provincia di Alessandria nel 1859. Nel corso dei secoli a Bosio come nelle altre località della val Lemme i borghigiani furono spesso spettatori, qualche volta vittime, raramente protagonisti, di vicende che per la comunità costituivano un evento esogeno: guerre, rivoluzio- ni, avvicendarsi di signorie. Forse l'unico momento di autentica par- tecipazione popolare è segnato dalle giornate della lotta partigiana, tra il 1944 e il 1945. Sovrimpressioni indotte dall'ester- no furono il transito delle milizie di Facino Cane nel 1409, la fortifica- zione del sobborgo Spessa ad opera dei genovesi nel XV secolo, e il giuramento di fedeltà a Galeazzo Maria Sforza duca di Milano, imposto nel 1467 agli uomini ‹‹de Spissa, de Boxio, de la Serra, de la Costa››. Più difficili gli eventi del 1625, allorché, durante la guerra tra Genova e il ducato di Savoia, i piemontesi saccheggiarono e incendiarono ‹‹le ville di Spessa, Costa, Serra e Bosio››. Posto in un'area di prevalente influsso genovese, il paese mostra nel corso del tempo una forte carat- terizzazione nelle sue componenti demiche, nelle strutture del paesag- gio agrario, nella persistenza di arcaismi dialettali quali il dittongo latino "ct" che diventa "ci" (factum = fàcio) e la rotacizzazione della consonante "elle" (oleum = örio). Una chiusa società contadina che già nel toponimo segnala il radica- mento alla terra: Bosolus, frutice arboreo di basso fusto. L'origine della località non è nota, ma un Fulco de Spixa è testi- moniato nel XII secolo, mentre Willelmus et Rubadacius de Costa figurano in un documento del 1256. Altre fonti d'archivio con- sentono di rilevare il trend demo- grafico della borgata. Nel 1580 un repertorio dei produttori di casta- gne, vino, grano ‹‹et altre victua- lie›› registra 21 nomi ‹‹in villa Serra››; 17 ‹‹in villa Bosii›› e 13 ‹‹in villa Spixae››. Ancora, in un censimento del 1618 figurano Spessa con 49 fuochi e 191 abitan- ti; Bosio con 29 fuochi e 127 abi- tanti; Serra e valle dei Pagani con 41 fuochi e 196 abitanti; Costa con 30 fuochi e 171 abitanti. Nel 1771 le sole frazioni di Bosio e Serra contavano 643 abitanti, mentre 1800 ne segna lo "stato delle anime" del 1890 ‹‹tutti dediti - come notano i Remondini - alla ubertosa coltura dei campi e dei pampinosi vigneti dai quali traesi il decantato vino di Monferrato››. Dall'inizio del Novecento peraltro la vocazione esclusivamente agri- cola di Bosio si è progressivamen- te modificata, con l'emergere del- l'occupazione nel settore industria- le (impiego di mano d'opera, quasi esclusivamente femminile, nello iutificio di Carrosio) e l'insedia- mento di qualche modesto opificio presto scomparso. Ma è soprattutto il consolidarsi di attività artigianali e commerciali che ha determinato una rilevante crescita socio econo- mica della località, percepibile nel- l'incremento demografico (molto sensibile nel primo decennio del secolo scorso: 2902 abitanti nel 1911) e, dal secondo dopoguerra, nel progressivo sviluppo edilizio urbano e residenziale. VISITA Piazza della Repubblica e frazio- ne Serra La visita al paese inizia da nord, nel punto in cui la strada si biforca in due segmenti e, lasciando a sini- stra la nuova circonvallazione, aperta negli anni Sessanta del Novecento, prosegue lungo il tratto finale di via Gavi. Prima di giunge- re in via Umberto I, una breve dira- mazione sulla destra conduce alla piazza Repubblica, sede della Comunità Montana Alta Val Lemme e Alto Ovadese e di alcuni essenziali servizi: parcheggio, far- macia, banche. Risalendo a monte dell'area, si giunge alla piazza I Luglio, in cui sono ubicati gli impianti sportivi. Di qui la strada prosegue in legge- ra salita e, dopo il bivio per Cadepiaggio e Cadimassa, si addentra nel vico Serra, che attra- versa il nucleo più antico della fra- zione omonima. Una breve devia- zione in via Nuova consente di apprezzare, al civico n. 5, uno spe- cimen di costruzione urbana rustica con androne a volta e alzato in conci a vista. All'incrocio tra vico Serra e via Vittorio Emanuele sorge la cappelletta dedicata alla Santa Croce, già testimoniata nel 1771, con il campaniletto a vela e il fron- tale a due ordini sormontato da una cuspide scandita da gugliotti tron- coconici. Sul gugliotto centrale è apposta la data 1879, con riferi- mento, probabilmente, a un restau- ro dell'edificio. Ai lati del portale si aprono due finestrelle protette da grate di ferro e, al di sopra dell'in- gresso, una monofora quadrilobata sotto la quale è posta la scritta: ‹‹Rinnovando - la fede degli avi - la gente della Serra di Bosio - Restaurò - 1980 - 1996››. Nel qua- drante superiore due affreschi raffi- gurano S. Elena e Costantino. Fra le due pitture un tondo centrale reca l'iscrizione: ‹‹Vi Adoro - O Santa Croce - Ove Spirò Gesù - L'ultima Voce››. Dal terrazzamento a destra della cappelletta, sull'altro lato della stradina, si può apprezza- re un suggestivo panorama della vallata che dai colli Beltrame e Casetta si apre verso la Madonna della Guardia, la fortezza di Gavi e il medio corso del Lemme. Proseguendo oltre la cappelletta, sull'angolo di vico dell'Orto, un edificio apparato in conci della locale arenaria e accesso con rampa esterna conserva tracce delle originarie strutture tardo medieva- li. Via Umberto I Tornati nel tratto finale di via Gavi, risalendo verso il centro del paese si nota sulla destra un fabbri- cato che costituiva, prima delle modifiche apportate da una recente ristrutturazione, un buon esempio di architettura agricola rustica a margine del contesto urbano. Ne restano alcuni indizi nelle volte dell'androne aperto a piano terra, peraltro ampiamente risarcite dal restauro. Poco più avanti, sulla murata che segna a levante il rac- cordo tra via Gavi e via Umberto I, è posta un'edicola marmorea del XIX secolo, anepigrafe, che raffigura un Santo o un Profeta. Dove via Umberto I svolta nettamente in direzione sud, la costruzione d'angolo reca sul frontale labili segni di pitture murali alla genovese. Proseguendo lungo la via di attraversamento del borgo, in corri- spondenza del civico n. 8, un'altra edicola marmorea ottocentesca della Madonna con Bambino è cor- redata, sul margine inferiore, della scritta: ‹‹A guardia dè suoi e dè conterranei - prete Pasquale Ghio - qui collocò questa effigie - di S. Maria delle Vigne - l'anno 1885 - Mentre passi o fedel per questa via - mira tua Madre e dille Ave Maria››. Più avanti, al civico segnato dal numero 15, si conserva un portale in pietra focaia con tri- gramma e scritta ‹‹Anno 1860››, mentre dopo il loggiato della sede comunale, sul lato opposto della strada, al civico n. 34, un palazzot- to che mostra qualche pretesa d'e- leganza formale reca sul frontone un simbolo araldico raffigurante una colomba e tre stelle su sfondo originariamente azzurro. CHIESA P ARROCCHIALE DEI S ANTI P IETRO E M ARZIANO E O RATORIO DELLA SS. A NNUNZIATA La strada che attraversa il capo- luogo confluisce, percorrendo un ultimo tratto di più recente urbaniz- zazione, nell'ampio spazio aperto delimitato, a levante, dall'oratorio della SS. Annunziata e, a ponente, dalla chiesa parrocchiale dedicata al Principe degli Apostoli e a San Marziano primo vescovo di Tortona. E nella diocesi di Tortona era inclusa, sino al XIII secolo, la chiesa di Bosio, trasferita, con la Pieve di Gavi da cui dipendeva, alla diocesi di Genova il 3 giugno 1248. L'istituzione, in orgine cappella rurale sine nomine, viene fatta risa- lire, sulla base di riscontri docu- mentali indiretti, ad epoca di poco antecedente il 1201, mentre data- zioni di più alta antichità restano nel campo delle ipotesi, sia pure plausibili. Nel 1363 la chiesa risul- ta elencata nella rationes decima- rum della curia genovese fra le suf- fraganee della Pieve di Gavi. La prima conferma del titolo di par- rocchia è contenuta in un docu- mento del 1387, nel quale la chiesa è indicata come ‹‹de Bozullo››, denominazione poi corretta in ‹‹de Bosio››. Il titolo di San Marziano, non ancora associato a San Pietro, figura nel 1414 con il nome del primo parroco citato negli atti: il monaco vallombrosano Antonio de Promontorio. Nel 1498 la chiesa risulta officiata dai carmelitani. Nel 1582 la parrocchia viene visitata da Francesco Bossio vesco- vo di Novara per verificarne la conformità alle norme del Concilio di Trento. Dalla relazione del pre- lato l'istituzione appare decisa- mente modesta: il tabernacolo in legno; l'altare maggiore non ade- guato ai canoni liturgici; i restanti sacrari spogli e trascurati. Uno spa- zio non recintato in prossimità del tempio era utilizzato per le sepoltu- re. Nel 1591 la parrocchia è ricor- data per la prima volta con il riferi- mento ai due Santi contitolari Pietro e Marziano. I più antichi registri parrocchiali conservati risalgono al 1625. Nel 1652 è testi- moniata la costituzione della Confraternita del SS. Rosario, offi- ciata all'interno della chiesa. In un documento datato 22 otto- bre 1681 il Vicario generale della diocesi di Genova chiede al rettore di San Pietro e Marziano di Bosio di giustificare la sua mancata pre- senza in S. Giacomo di Gavi ‹‹ad faciendum fontem››. Il che confer- ma la dipendenza della parrocchia dal vicariato di Gavi e, probabil- mente, mostra come all'epoca la chiesa di S. Giacomo fungesse da matrice battesimale anche per Bosio. La chiesa attuale venne edificata tra il 1820 e il 1830 per iniziativa del prevosto Nicolò Ricchini di Voltaggio, modificando la struttura originaria ad una sola navata. La vecchia costruzione, già rimaneg- giata nel XVII secolo e nel 1771, aveva cinque altari, di cui uno dedicato a San Bernardo patrono del paese. Con un massiccio inter- vento edilizio l'antica parrocchiale fu ampliata inserendo due navate laterali e prolungando il presbite- rio. La facciata a tre ordini scanditi da lesene binate (palesemente ispi- rata al modello di San Remigio di Parodi e pressoché identica al fron- tale della chiesa di Basaluzzo) venne completata nel 1860. Sulla facciata, che recupera formali ele- ganze neoclassiche, sono inserite tre monofore in corrispondenza delle navate laterali e di quella cen- trale, con l'evidente intento di favorirne l'illuminazione diretta. L'ingresso principale è sormontato da un mosaico a sfondo dorato che raffigura San Pietro, eseguito nel 1959. Al di sopra del portale di sinistra è affrescata l'immagine di San Marziano; su quello di destra l'immagine di Santo Antonio Abate. La monofora centrale è sovrastata da una meridiana con pitture di angeli, mentre nella nic- chia al sommo della cuspide è col- locata la statua dell'Immacolata. Nel 1821 la torre campanaria aveva tre campane e l'orologio; nel 1862 la chiesa risulta dotata di organo. L'interno venne affrescato nel 1904 da Rodolfo Gambini, diligen- te manierista di cultura neoclassi- ca. Nelle navate si aprono otto alta- ri. Al centro l'altare maggiore, set- tecentesco, con paliotto ad intarsi marmorei, fu consacrato dal Cardinale Giuseppe Siri nell'ago- sto del 1962. Il retrostante coro ligneo a pannelli sagomati, eccel- lente opera di artigianato del XIX secolo da cui trapelano perspicui rimandi al barocchetto genovese, è sovrastato da una pala d'altare che raffigura i Santi Pietro e Marziano, databile tra la fine del XVIII seco- lo e il primo decennio del successi- vo. A capo della navata sinistra è posto l'altare dedicato a San Rocco, con scultura lignea policro- ma del Santo assegnabile a bottega genovese della seconda metà del Settecento. A capo della navata destra, l'altare della Madonna del Rosario è ornato dalla statua della Vergine contornata dai dipinti dei quindici misteri del Rosario. Sull'intradosso della murata di levante del tempio sono posti, par- tendo dall'ingresso, gli altari dedi- cati alla Madonna di Lourdes, a Maria Ausiliatrice e a San Bernardo. Nella corrispondente navata destra si conservano due dipinti che raffigurano lo Sposalizio della Vergine, assegna- bile alla scuola piemontese del tardo XVII secolo, e la Madonna con Bambino in trono e San Pietro, che suggerisce deboli analogie ico- nografiche con i lavori della matu- rità di Francesco Campora, attivo soprattutto a Genova nella prima metà del Settecento. Nella navata di ponente della chiesa, dopo il bat- tistero corredato di una epigrafe in ricordo di Madre Teresa Pierina Merlo (1902 - 1993), missionaria salesiana in India, si aprono l'alta- re del Sacro Cuore e l'altare del Crocifisso. Nella navata sono col- locati due notevoli dipinti: l'Adorazione dei Pastori, che sem- bra rinviare alla "maniera" genove- se degli anni finali del XVII seco- lo, e la Maddalena tra i Santi Giacomo Maggiore e Pietro; opera che, malgrado il pesante restauro, rivela in alcuni brani il tratto sicuro di un artista di àmbito fiasellesco, attivo nei primi decenni del Seicento. Al fondo della navata centrale, sul pavimento di fronte all'ingresso della chiesa, è posta la seguente epigrafe in ricordo dei sacerdoti titolari della parrocchia nel secolo scorso: ‹‹I parrocchiani in - memo- ria dei Prevosti - don Ghiotti Luigi (1895 - 1925) - don Bruzzone Emanuele (1925 - 1954) - don Calcagno Pierino (1954 - 1999)››. Di fronte alla chiesa, sul lato opposto del piazzale, sorge l'orato- rio dedicato alla SS. Annunziata, già ricordato nel 1582 come ‹‹Casaccia Sancti Martiani›› dal visitatore apostolico. Nel 1652 viene indicato come ‹‹Oratorio dei Disciplinanti sotto il titolo della Beatissima Vergine››. Restaurato nel 1875 con sopraelevazione del- l'alzato originario (leggibile nella palese modifica della copertura di colmo) l'edificio presenta le sem- plici linee caratteristiche delle architetture rustiche della valle, con il frontone lineare e il tetto a doppio piovente. Sull'alto prospet- to si apre una monofora sagomata, al di sotto della quale permangono tracce di un affresco, non più deci- frabile, che raffigurava, probabil- mente, l'Annunciazione a cui la chiesetta è titolata. F RAZIONE S PESSA A margine del sagrato della chie- sa parrocchiale, la strada che svol- ta a nord ovest conduce alla frazio- ne Spessa, fortificata dai genovesi nel XV secolo, e feudo dei De Ferrari nel secolo XVIII. Anche se lo sviluppo edilizio ha trasformato il sobborgo agricolo in segmento dell'area urbana, nella località per- mangono alcune strutture forte- mente conservative. All'inizio di via Regina Margherita, sulla mura- ta meridionale, si apre un arco vol- tato per l'accesso carraio e poco oltre un'edicola marmorea dell'Immacolata. Al civico 45 della stessa strada, su una sovrapporta in arenaria, è leggibile la scritta ‹‹F(acta) F(uit) - 1861››, mentre all'incrocio di vico Romagnoli una costruzione rustica presenta tuttora l'apparato murario in blocchi di tufo di produzione locale, caratteri- stici dell'area, cementati con calce magra. Nella frazione sorgevano alcuni edifici religiosi testimoniati dalla documentazione storica e in parte conservati. Nel 1762 venne edifi- cata una chiesetta della comunità, dedicata a N. S. della Misericordia. La chiesetta, che sorge lungo la via Regina Margherita, mostra una essenziale architettura a capanna con il tetto a doppia falda, il picco- lo campanile adorno di una cimasa a forte aggetto, il frontone lineare sul quale si aprono due finestrelle ogivali ai lati del portale, e una monofora trilobata all'intersezione dei pioventi. Al di sopra del porta- le, l'affresco che raffigura la Vergine della Misericordia venne realizzato nella seconda metà del XIX secolo da Camillo Martini. Nel quadrante inferiore del dipinto murale è apposta la scritta: ‹‹Misericordia e non giustizia››. Di un altro sacrario, edificato dalla famiglia Raggio, resta memo- ria in un documento del 1813, men- tre nella piazza Duchessa di Galliera sorge la cappelletta dedi- cata a San Michele Arcangelo, elencata nel 1771 tra le proprietà dei De Ferrari. La piccola costru- zione reca sul frontale tracce poli- crome, residuo di pitture murali non più leggibili, ed è annessa ad una casa fortificata eretta dai geno- vesi a protezione della via che da San Remigio saliva verso il monte Brisco e confluiva nella strada «Ottaggina»; itinerario, quest'ulti- mo, che da Voltaggio raggiungeva il territorio di Parodi. L'edificio, chiuso a ponente dagli archi voltati delle pertinenze e dei rustici, con- serva la pavimentazione in ciottoli del cortile interno e la scala d'ac- cesso porticata. Ma sono soprattut- to le due torricelle laterali sulla fac- ciata che guarda a settentrione, suf- ficientemente integre (anche se quella di destra è stata semidistrut- ta da un fulmine intorno alla metà del secolo scorso) a confermare la destinazione "militare" delle strut- ture originarie. Frazione Costa Santo Stefano Dalla frazione Spessa l'itinerario si snoda lungo la vecchia provin- ciale n. 169, che sfocia di fronte a San Remigio di Parodi. All'altezza della località Cascinetta una dira- mazione sulla sinistra conduce alla Costa di Bosio, antico nucleo rura- le in cui sorge una cappelletta dedi- cata ai Santi Sebastiano e Rocco, già ricordata nella seconda metà del XVIII secolo. La costruzione, recentemente restaurata, presenta una singolare architettura nell'alzato a pianta esagonale, mentre la cuspide cen- trale e i gugliotti troncoconici late- rali ripetono un motivo ornamenta- le caratteristico degli edifici reli- giosi di Bosio. A lato dell'ingresso si aprono le consuete luci ogivali e, nel quadrante superiore, la mono- fora quadrilobata. Tre nicchie agomate, prive di decorazioni, scandiscono il segmento mediano del prospetto. Proseguendo lungo la provincia- le 169, si lascia sulla destra, a distanza, la cascina Campre e sulla sinistra la cascina Poggio, e si giunge alla borgata di Santo Stefano, collocata a mezza costa sulla displuviale che declina verso il pianoro del rio Albedosa. La località e i suoi abitanti (‹‹illi de Sancti Stephani››) sono ricordati in un documento del 1228. Nel XVIII secolo Santo Stefano contava, nella testimonianza di Angelo e Marcello Remondini, ‹‹un'agrico- la popolazione›› di 210 anime, salite a 400 nel secolo successivo. Sempre al 1228 risalgono le prime notizie della parrocchia, dipendente dal monastero benedet- tino di San Remigio di Parodi e in seguito, nel 1503, beneficio dei carmelitani di Santa Maria del Promontorio di Genova. Nel 1582 è annotata dal visitatore apostolico come ‹‹Ecclesia parochialis Sancti Stephani››. Alla fine del XVI seco- lo nella chiesa venne istituita la confraternita del SS. Sacramento. I registri parrocchiali iniziano dal 1629. Nel 1652 risulta conservata nel tempio la reliquia di Sant'Alberto di Sicilia, ‹‹chiusa in un aspersorio d'argento, colla quale si benedicono gli infermi e l'acqua nella festa del Santo››, come spiega un'anonima relazione d'archivio. Nel 1771 la chiesa aveva due campane, aumentate a tre nel 1821 e in seguito a quattro. L'edificio venne ampliato nel 1929. Al rito celebrato in conclu- sione dei lavori presenziò il cardi- nale Carlo Dalmazio Minoretti, arcivescovo di Genova. La chiesa presenta un apparato esterno con frontone lineare, tetto a doppio piovente, abside semicirco- lare, campanile barocco, e prospet- ta su un piccolo sagrato chiuso sulla sinistra da una loggia ad arca- te che sembra evocare le strutture dell'antica fondazione claustrale. Il prospetto è ornato da un affresco che raffigura il martirio di Santo Stefano nel quadrante centrale, e da una monofora sagomata nel modulo superiore. Nell'interno, a una sola navata con volta a botte, sono collocati tre altari. Al centro del presbiterio l'altare maggiore a tre fasce, in marmi policromi ed elegante paliotto barocco, apparte- neva in origine alla chiesa di Santa Maria degli Angeli di Genova, sop- pressa nel 1799. Contornano il sacrario principale l'altare della Madonna del Carmine, con statua marmorea della titolare, e l'altare del patrono Sant'Alberto, la cui festa si celebra il 7 agosto. Proseguendo ancora verso la piana dell'Albedosa, si incontrano piccoli nuclei agricoli che connota- no un paesaggio caratterizzato da campi e vigneti coltivati a rittochi- no e a tagliapoggio: le cascine Longhino, Fistonia e Borgognona, a levante della strada, e a ponente, al limite del territorio di Parodi, la masseria Pallavicina, proprietà dei Sauli nel 1821, passata in seguito ai Gualco.MonsignorDomenicoGualco, prevosto di Santa Maria delle Vigne a Genova,ristrutturòedampliòl'edificio nellasecondametàdelXIXsecolo,per costituirvi un centro di studi religiosi, ma l'iniziativa non ebbe seguito. Nell'insediamento è ricordata, nel 1838, una chiesetta dedicata all'Immacolata Concezione, dove monsignorGualcofusepoltonel1877. R UDERI DELLA B ENEDICTA - S ACRARIO DEI MARTIRI Ritornati sulla piazza della chie- sa parrocchiale di Bosio, a lato del monumento dedicato ai caduti delle due guerre mondiali e della lotta partigiana, inizia la strada provinciale 170, che conduce alla frazione Mazzarelli di Mornese. Dopo circa un chilometro un bivio sulla sinistra segnala il percorso che, volgendo nettamente a sud, raggiunge le Capanne di Marcarolo. Il tracciato si snoda entro un suggestivo scenario alpe- stre lungo l'itinerario europeo E/1, e rappresenta il tratto terminale di una pista che prende il via da Flensburg, sul mare del nord, e attraverso la Svizzera, la Lombardia e il Piemonte giunge a Pegli. Nell'ascesa appenninica, risale a mezza costa i tornanti del monte Brisco e del monte Lanzone, tocca il bric della Croce e il bric della Marca e prosegue, sempre in direzione sud, costeggiando i diru- pi tra l'alta destra orografica del Gorzente e le pendici del monte Tobbio. Superato il guado del Gorzente, dopo alcuni tornanti in forte accli- vità la strada raggiunge i ruderi della masseria Benedicta, denomi- nata negli atti medievali ‹‹Mansione di Ripalta in Bruersa››. L'origine dell'istituzio- ne è antica. Il 2 gennaio 1195 Guglielmo marchese di Parodi donava al monastero cisterciense di Rivalta Scrivia le terre poste fra le valli del Gorzente e del Piota, nell'Alpe di Marcarolo, con diritto di pesca, macina e pascolo, e con l'obbligo di edificarvi una chiesa. Undici anni dopo, nel 1206, la Benedicta è ricordata in una sen- tenza pronunciata dai castellani di Gavi. Nel 1217, un diploma del- l'imperatore Federico II ne confer- ma il possesso all'abbazia di Rivalta. Al 1254 data un intervento del governo genovese che ingiunge ai castellani di Parodi di vigilare sulla sicurezza e sulle proprietà della cella monastica di Bruersa. Nel 1642, passata in proprietà alla famiglia Spinola, la grangia venne trasformata in masseria con palaz- zina padronale e corte interna, come conferma una raffigurazione dell'insediamento eseguita nel XVIII secolo. Una labile testimo- nianza dell'originaria matrice monastica era leggibile nella pre- senza di una cappelletta posta lungo il segmento di levante dell'e- dificio e dedicata a N. S. della Misericordia. La masseria venne distrutta dai nazifascisti durante un rastrella- mento contro i reparti partigiani attestati nella zona, e i ruderi sono inclusi nell'area del sacrario che ricorda le vittime dell'eccidio. Nel territorio che dal monte Tobbio raggiunge le Capanne di Marcarolo e il genovesato erano affluiti, all'i- nizio della primavera del 1944, numerosi nuclei di giovani, inqua- drati nella Terza Brigata Partigiana "Liguria", che controllava il ver- sante sud dell'area, e nella Brigata Partigiana Autonoma "Alessandria", stanziata nel ver- sante nord. Nella notte tra il 5 e il 6 aprile l'intero settore venne circon- dato da reparti nazifascisti: 75 par- tigiani caddero nel corso dei com- battimenti; 97 furono barbaramente trucidati nel greto del Gorzente sot- tostante la Benedicta; 150 deporta- ti nei campi di sterminio. Pochissimi fecero ritorno. Nel sacrario, i nomi delle giovani vitti- me eternano il ricordo e la memo- ria. Il monito che non è inciso sul marmo vive nel cuore degli uomini liberi. F RAZIONE C APANNE DI M ARCAROLO Dal sacrario della Benedicta la strada europea E/1 percorre il trat- to sommitale del Parco delle Capanne di Marcarolo, istituito nel 1979, che si estende su una super- ficie di oltre 8000 ettari. Il territo- rio, dominato dall'alpestre rilievo del monte Tobbio, ha nel sistema Gorzente - Piota una importante componente idrogeologica, che all'inizio alimenta i laghi artificiali Badana, Lungo e Bruno e più in basso, a sud di Casaleggio, quelli della Lavagnina. In quest'area appare meno evidente la presenza dell'uomo, anche perché lo spopo- lamento ha cancellato molte tracce insediative. Pure non dovevano mancare le attività di sfruttamento del bosco ceduo e le piccole mani- fatture artigianali legate all'acqui- sizione di energia idraulica (ne resta una traccia nei cascinali deno- minati Mulino Nuovo e Mulino Vecchio e nel Maglietto delle Capanne Superiori), così come non mancavano le coltivazioni tipiche delle zone montane: patate, avena, foraggio per l'allevamento del bestiame e prato stabile. Si trattava comunque di un'agricoltura pove- ra, spesso insufficiente a garantire un minimo di sostentamento per le famiglie più disagiate, tanto che nella valle del Lemme è sopravvis- suta a lungo la memoria delle migrazioni stagionali dei ‹‹Cabané›› nel periodo della semi- na, della mietitura, della vendem- mia. Ma se gli insediamenti arcaici hanno lasciato tracce sparse ed esi- gue, il territorio, aperto su uno sce- nografico paesaggio alpestre, appa- re splendidamente conservativo dei valori naturali: ampi orizzonti tra pini, faggete, maggesi, casolari sperduti nel fondo dei boschi e un patrimonio di flora spontanea di rara bellezza. L'ultima tappa del nostro itinera- rio nel comune di Bosio ci conduce a una manciata di vecchie case sparpagliate sull'estremo lembo meridionale della provincia di Alessandria, al limitare del geno- vesato. Il piccolo borgo montano delle Capanne rappresentò per secoli un nodo viario fondamentale per i lenti commerci someggiati tra la Liguria e l'Oltregiogo. Come un fiume ininterrotto preistoria e sto- ria hanno marcato le vie "perenni" dalla costa all'interno, permeando il territorio adiacente. La tradizione tramanda come l'altopiano di Marcarolo fosse abitato da Liguri e da Celti, e alcuni ritrovamenti archeologici nei pressi della casci- na Nespolo sembrano attestare la presenza di insediamenti o nuclei di transito dell'età della pietra e del bronzo. La strada ‹‹de Mercurolo›› è già testimoniata nel 1130, in una ingiunzione del comune di Genova contro Alberto marchese di Gavi. Lo stesso itinerario, nel 1185, risul- ta disagiato e pericoloso, infestato da malviventi che molestavano i pellegrini e smungevano le borse dei mercanti. Le Capanne contava- no 20 fuochi (circa 100 abitanti) nel XVI secolo e 650 abitanti nel 1890, inclusi i nuclei famigliari che popolavano le 68 cascine dell'area. La struttura "a nastro" del piccolo centro urbano conferma la funzio- ne viaria dell'insediamento. Fra le architetture del borgo si notano, a margine della strada, sul versante ovest, due cascinali che negli alza- ti meno elementari sembrano rive- lare una origine non agricola. La Casa del Frate, probabile grangia monastica del XIV secolo, e la costruzione che occupa l'area in cui sorgeva l'antica fondazione benedettina di Santa Maria di Marcarolo, già menzionata in una Bolla Pontificia del 1162. Il ceno- bio, dipendente dall'abbazia di S. Fruttuoso di capodimonte (Camogli), è scomparso da secoli, ma ne restano cospicue tracce nei documenti. Nel 1320, viene ricor- dato un lascito testamentario all'i- stituzione; nel 1456 sono nominati i rettori (dimissionario e subentran- te) del ‹‹prioratus S. Mariae de Merchurolio››; nel 1770 la chiesa ‹‹non conventuale›› di Santa Maria è ancora ricordata come filiazione del cenobio di San Fruttuoso di Capodimonte. La chiesa odierna, dedicata all'e- saltazione della Santa Croce, occu- pa una posizione eminente tra le case del borgo. Nel 1618 iniziarono i lavori per erigere l'edificio reli- gioso su un appezzamento di 1116 palmi genovesi. Nel 1619 l'attività fu brevemente interrotta per man- canza di mezzi. Nel 1620 la chiesa fu elevata a parrocchia, e la dote del parroco venne concessa dal Magistrato delle chiese povere rurali, dispensando gli abitanti da ogni contributo. Il campanile fu completato nel 1660. Nel 1724 si approntò il battistero; nel 1744 l'e- dificio venne ampliato; nel 1809 la comunità acquistò una campana del monastero di San Remigio di Parodi ‹‹per far giungere - come notano i Remondini - la potente voce di questo bronzo sino ai caso- lari più lontani, ai dispersi casci- nali››. Nel 1821 fu acquistata un'altra campana, e nel 1880 una terza. Nel 1859 venne posto in opera il pavimento di marmo. La chiesa, inclusa nel decimo vicaria- to foraneo, fu consacrata dal Cardinale Giuseppe Siri, arcive- scovo di Genova, il 31 maggio 1969. La costruzione presenta un'ar- chitettura essenziale, con il fronto- ne lineare ornato da una trifora sagomata sul quadrante superiore, il tetto a capanna, il campanile barocco, la canonica sul lato nord dell'edificio. All'interno la chiesa, a una sola navata larga otto metri e lunga diciotto, è ornata di tre altari: il maggiore, quello di Sant' AntonioAbate con statua del titola- re e quello del Rosario, officiato dalla congregazione omonima, costituita nel 1674 e ricordata da un'epigrafe latina sul sepolcro dei confratelli datata 1774. Nella località non vi sono altre istituzioni religiose. Un oratorio esisteva alle Capanne di Marcarolo nel 1630, mentre alle Capanne Superiori o Capannette (piccolo nucleo di case sparse e nodo viario in altura sulla displuviale Piota - Gorzente, tra il monte Poggio e il bric Scioin) venne eretta intorno al 1650 una cappella dedicata all'Assunta. Forse si tratta della chiesetta a pianta ottagonale che ancor oggi esiste sul valico. E SCURSIONI Monte Lanzone (804 m.) Rilievo boscoso sviluppato da SE a NO sul contrafforte tra la valle del Piota e la valle del Lemme. Si per- corre la carrozzabile sino alla chie- sa di Bosio, poi, piegando a sini- stra, si risale verso sud e si costeg- gia il monte Brisco (678 m.; al cul- mine statua della Vergine). Deviando ancora a sud est, su un tracciato in parte rotabile, si giunge al monte Lanzone. Casermette diroccate sulla cima (ore 2). Bric Arpescella (875 m.) e Monte Tugello (848 m.) Sono le principali elevazioni della costiera che separa le displuviali del Piota e del Gorzente. Dalla Colla degli Eremiti (553 m.) si percorre la carrozzabile delle Capanne di Marcarolo sul selvag- gio versante occidentale del monte Tobbio. Dopo il guado in località Pedanca Nuova o inferiore la stra- da prosegue per il sacrario della Benedicta e raggiunge le Case Foi e la frazione Capanne (754 m.). Qui lascia a sinistra la carrozzabile per Campo Ligure e sale alla Tana del Lupo raggiungendo il bric Arpescella e poco oltre il valico del monte Tugello (12 km. circa dalla Colla degli Eremiti). Sulle pendici del monte Tugello sorge la cascina omonima, sede di distaccamento partigiano nel 1944- 45. Colla Carrosina (825 m.) Ampio valico aperto tra il monte Figne e la costa Castiglione sulla displuviale tra il Gorzente e il Lemme. Cascinale abbandonato sul valico. Dalla Colla degli Eremiti si segue una vecchia mulattiera che sale trasversalmente in direzione sud e sud est sino al Passo della Daiola (858 m.). Dal Passo un sentiero pianeggiante taglia in direzione SE sotto il ver- sante della costa Castiglione sino a raggiungere il valico (ore 1,15 dalla Colla degli Eremiti). Monte Tobbio (1092 m.) Bella cima isolata di roccia serpen- tinosa rossastra, che s'innalza tra le vallate del Gorzente e del Lemme. Dalla Colla degli Eremiti si imboc- ca un sentiero presso la cappelletta a margine del bivio della rotabile delle Capanne di Marcarolo. Il sen- tiero, dopo un lungo giro verso destra, sale con numerosi risvolti sino in vetta (ore 1,30). Sulla vetta, cappella dedicata a N. S. di Caravaggio, costruita nel 1892, con annesso piccolo rifugio del CAI. Panorama amplissimo sull'appen- nino circostante e, verso nord, sulla pianura padana e la lontana cerchia alpina, dalle Alpi Liguri al Gruppo dell'Adamello. Sulle pendici del Tobbio e nelle zone circostanti per- mangono varietà della flora monta- na di rara bellezza, quali l'astro alpino, presente nell'Appennino Ligure soltanto in quest'area; il narciso; il lino campanulato; il cerastio; il mughetto. E non man- cano esemplari di pino silvestre, residui testimoni del tempo in cui questa specie popolava l'intera dorsale. Laghi del Gorzente Dalla Colla degli Eremiti si segue la carrozzabile per le Capanne di Marcarolo. Dopo il guado del Gorzente in località Pedanca Nuova si abbandona la carrozzabi- le risalendo per un sentiero che corre sulla sinistra orografica del corso d'acqua, tocca le cascine Astore e Alberghi, e raggiunge la diga del lago Bruno o delle Lavezze (646 m.). Si attraversa un contrafforte e il confluente rio Badana alquanto sotto la diga di sbarramento che forma il lago omonimo, e si continua per una stradetta pianeggiante vicino alla sponda sinistra del lago Lungo (684 m.). Superato il guado (passe- rella sotto la diga) si raggiunge il ripiano dove sorge una chiesetta e la casa dei custodi (ore 2,30 dagli Eremiti). Tradizioni e appuntamenti turi- stici. Dalla primavera all'autunno nume- rose manifestazioni sportive e gastronomiche, sagre, serate musi- cali, vengono programmate dalla Pro Loco e dalle istituzioni che si occupano del turismo e del tempo libero. L'organizzazione è eccel- lente, con aree attrezzate, impianti ricreativi, strutture agonistiche (campi di calcio, tennis e bocce). Di particolare significato, nel mese di maggio, la celebrazione della Madonna della "Rocca da l'óu", presso la cappelletta a margine della strada Bosio - Carrosio, che ha sostituito il piccolo sacrario costruito dalle operaie dello iutifi- cio nella vallecola di Pomarolo. L'ultima domenica di maggio e la prima di settembre è programmata la festa al monte Tobbio. In luglio, iniziative di turismo ecologico e mostra di prodotti tipici, con fiera di merci e bestiame, alle Capanne di Marcarolo. Nella stessa località, l'ultima domenica di luglio, festa patronale di S. Isidoro e S. Croce. Il 7 agosto, a Costa S. Stefano, si celebra Sant'Alberto e il 20 agosto, nel capoluogo, la festa patronale di San Bernardo. In ottobre, appunta- mento agli Eremiti e castagnata con annessa "Rassegna micologica dell'Appennino". Per saperne di più : L. T ACCHELLA - E. P ODESTA - E. L EARDI , Bosio nella storia civile ed ecclesiastica, Biblioteca dell' Accademia Olubrense, n. 37, Milano, 2000. A. R EPETTO M. C AMPORA , cuore di cabané. Vita e immagini di Marcarolo, Ed. Artistica Piemon- tese, Savigliano, 2003 (I percorsi delle escursioni sono desunti dal volume di E. M ONTAGNA - A. S ABBADINI , Appennino Ligure, ed. Club Alpino Italiano, Bologna 1974). I NDIRIZZI UTILI Comune di Bosio t. 0143 684131 fax 0143 684665 e.mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo Pro Loco Bosio t. 0143 684131 Accademia Urbense sito internet http\\accademiaurbense.interfree.it |
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